Eni e Q8 Italia: nasce la Bioraffineria di Priolo per la produzione di biocarburanti avanzati

Scopri come Eni e Q8 Italia stanno trasformando un vecchio sito industriale a Priolo in una bioraffineria per biocarburanti avanzati. Un passo avanti verso la decarbonizzazione dei trasporti in Italia

Sulla costa di Siracusa, dove l’odore di salsedine incontra le ciminiere, un vecchio sito industriale cambia pelle. Eni e Q8 Italia stringono il passo e puntano su una nuova bioraffineria a Priolo. Non un annuncio di circostanza, ma un cantiere che promette biocarburanti avanzati e un lavoro diverso per chi in fabbrica ci è cresciuto.

Eni e Q8 Italia: Nasce la Bioraffineria di Priolo per la Produzione di Biocarburanti Avanzati
Eni e Q8 Italia: Nasce la Bioraffineria di Priolo per la Produzione di Biocarburanti Avanzati

Il sito Versalis si prepara a una seconda vita. Eni e Q8 Italia hanno approvato nei rispettivi CdA un progetto che prevede costruzione e gestione congiunta di una bioraffineria dedicata ai biocarburanti avanzati. La loro intesa non nasce oggi: la collaborazione risale al 1996 con la raffineria di Milazzo. Oggi cambia il traguardo, resta la scala.

Nel disegno industriale di Eni, i biofuel servono a dare futuro agli impianti italiani e a tagliare emissioni. La tecnologia proprietaria Ecofining trasforma scarti e residui agroalimentari, oltre a oli vegetali idonei, in carburanti utilizzabili anche al 100%. Significa diesel HVO senza fossile e SAF per l’aviazione. Roba concreta, già in pista.

Già perché la prima tappa è del 2014: Porto Marghera. Poi è arrivata Gela nel 2019. Insieme producono bio-GPL e bio-nafta, con materie prime perlopiù di scarto, e Gela copre circa un terzo della domanda europea di SAF. Oggi la capacità complessiva è di circa 1,65 milioni di tonnellate l’anno. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 3 milioni nel 2028 e superare 5 milioni nel 2030. Sono numeri che, se rispettati, spostano davvero l’ago.

Perché Priolo conta

Il nuovo impianto di Priolo avrà una capacità di 500 mila tonnellate l’anno. Sarà flessibile, con produzioni di HVO e SAF-biojet. Secondo Eni, i biocarburanti per strada, mare e cielo garantiranno una riduzione di almeno il 65% delle emissioni rispetto al mix fossile di riferimento, in linea con le norme UE. La progettazione è conclusa, sono partite le attività propedeutiche agli appalti, le demolizioni necessarie stanno per iniziare, l’iter autorizzativo è avviato. Traguardo indicato: fine 2028. I costi dell’investimento non sono stati comunicati.

C’è anche il quadro politico-industriale: il piano di trasformazione è stato annunciato nell’ottobre 2024 e ratificato con l’accordo di marzo 2025 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Il piano di trasformazione del sito industriale di Priolo dimostra di essere solido e sostenibile… concorrendo agli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti”, ha dichiarato Giuseppe Ricci, Chief Operating Officer Industrial Transformation di Eni. Per Kuwait Petroleum International, “Priolo rappresenta il nostro secondo megaprogetto con Eni in Sicilia”, ha sottolineato l’AD Shafi Taleb Al Ajmi, con l’obiettivo di rafforzare Q8 come fornitore di mobilità sostenibile in Europa.

Impatti per trasporti e filiere

Che cosa cambia per chi viaggia o lavora? Nel breve, più disponibilità di HVO per flotte pubbliche e logistica, con riduzioni di CO2 immediate nei motori esistenti. Immaginate gli autobus urbani o i camion che percorrono l’Etna mare alimentati con HVO puro. In aviazione, il SAF diventa cruciale per rispettare gli obblighi europei in crescita dal 2025: avere produzione nazionale riduce rischi di scarsità e prezzi volatili.

Il mosaico si completa con altri cantieri: conversione della raffineria di Livorno entro il 2026 (500 mila tonnellate/anno), aumento di Venezia–Porto Marghera a 600 mila nel 2027 e avvio della riconversione parziale di Sannazzaro de’ Burgondi (550 mila). Restano nodi da sciogliere: disponibilità di scarti tracciabili, tutela della biodiversità, trasparenza sulle filiere. La promessa, qui, è usare “soprattutto materie prime di scarto”. Servirà dimostrarlo con dati e controlli continui.

Intanto, a Priolo il vento gira. Le luci del porto si riflettono sui tank e qualcuno, uscendo dal turno, si chiede se quella scia luminosa sia già il segno di un’economia più pulita. La vera prova non è l’annuncio: è vedere, tra cinque anni, come scorre il carburante dentro i serbatoi e fuori nelle nostre vite. Saremo pronti a farci guidare da una filiera davvero circolare?

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