Un box silenzioso, un casco appoggiato di traverso, lo sguardo perso nel vuoto. A volte la crisi non fa rumore: si legge nei gesti, nei ritardi, nel peso delle attese. E oggi attorno a Yamaha si sente proprio quel tipo di silenzio.
La fotografia più onesta di questo inizio anno è semplice. La Yamaha cerca margini. Fabio Quartararo li pretende. La pista, per ora, non glieli dà. I test invernali hanno offerto segnali misti. Nuova aerodinamica, un motore più pieno ai medi, qualche passo avanti in elettronica. Ma il cronometro resta tiepido. E in MotoGP il cronometro è verità.
Nel 2023 la casa di Iwata ha chiuso senza vittorie. Pochi podi. Una classifica che ha visto il francese lontano dal vertice. Non serve memoria enciclopedica: bastano i freddi grafici delle velocità massime per capire dove si soffre. Su vari tracciati la M1 ha pagato in rettilineo. Negli ultimi due anni il deficit è stato spesso a doppia cifra di km/h rispetto alle migliori Ducati. Dato pubblico, facile da verificare. È su quel filo che si gioca la stagione.
Segnali che pesano
Nei test si è visto il solito Fabio che scava, prova, insiste. Long run regolari. Qualche soft sul giro secco. Ma poi arrivano i gesti. Le mani che si aprono verso il box. La testa che si scuote in corsia. Sono dettagli, certo. Eppure parlano. Lui, davanti ai microfoni, ha fatto capire una cosa semplice: non si sente pronto a lottare per i primissimi posti già alla prima gara. Parole prudenti, non una resa. Ma abbastanza chiare da spostare l’attenzione dal pilota al progetto.
Il pacchetto tecnico è in evoluzione. Nuove appendici, un telaio rivisto nei punti sensibili, mappe motore più aggressive nei primi metri. Tutto giusto. Però il tempo in cui bastava un aggiornamento per cambiare il destino è finito. Oggi serve un salto. E il salto, quando arriva, lo riconosci: lo raccontano le qualifiche, lo certifica il ritmo gara, lo ribadisce la costanza nei weekend. Per ora, la M1 è ordinata ma non travolgente. Solida, non decisiva.
Il parallelo con Marquez: monito o trappola?
Qui scatta l’eco più rumorosa. I gesti di frustrazione di Quartararo ricordano quelli di Marc Marquez nel suo ultimo anno in Honda. Stessa grammatica del corpo, stessa impazienza. Ma attenzione al corto circuito. Il caso Marquez è stato un mix di fisico, progetto tecnico in difficoltà, e una separazione poi consumata. Con Fabio il quadro è diverso. Non ci sono indicazioni ufficiali su un addio imminente. C’è, questo sì, la stessa urgenza: vedere segnali chiari di svolta. Subito.
Un esempio concreto? Se in qualifica la M1 potrà partire costantemente nelle prime due file, cambierà tutto. Non solo per il sorpasso in sé, ma per la gestione delle gomme e l’aria pulita nei primi giri. È la leva più semplice da misurare nelle prossime settimane. Un’altra spia sarà la velocità massima: anche mezzo decimo guadagnato sul dritto libera manovre in staccata. E toglie ruggine alla fiducia.
Il titolo parla di “senza speranze”. La pista, per ora, parla di “pazienza obbligata”. La differenza la faranno i dettagli che non finiscono nei comunicati: come Fabio frena dentro il dubbio, come il box sceglie la via breve invece del compromesso comodo, come la Yamaha accetta il rischio di un cambiamento vero. Nel rombo di una partenza notturna, a luci già calde, basterà un giro per capire il tono della storia. La domanda è semplice: chi avrà il coraggio di scriverla per primo?





