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Honda Sospende la Produzione di Veicoli a Combustione in Cina: Inizia l’Era dell’Importazione di SUV Elettrici in Giappone

Le città cambiano prima dei nostri occhi, poi nelle abitudini. A Wuhan senti più fruscii che rombi. A Tokyo il silenzio entra nei parcheggi dei condomini. In mezzo, c’è una scelta che scuote un’icona: Honda rallenta i motori di ieri in Cina e prepara a casa sua l’arrivo di un SUV elettrico fatto oltre il Mare della Cina. Non è solo industria: è un nuovo modo di immaginare la strada.

Per anni abbiamo associato Honda a scatto, affidabilità, motori che non mollano. Una certezza quasi domestica. Ma il terreno sotto le ruote è cambiato in fretta. In Cina, oltre un terzo delle nuove immatricolazioni è già a batteria. I prezzi scendono. I cicli di prodotto corrono. Marchi locali spingono forte. Il risultato? Le vecchie gerarchie scricchiolano. E i giganti devono scegliere.

In questo quadro, le fabbriche congiunte di Honda con Dongfeng e GAC hanno iniziato a ritarare la rotta. La domanda di berline e SUV a benzina si è assottigliata. Le linee dedicate ai motori termici hanno perso il ritmo. Gli analisti lo ripetono da mesi: l’onda elettrica in Cina non è una moda. È una piattaforma industriale completa, con fornitori, software, batterie e prezzi che mordono.

La svolta elettrica di Honda

Qui arriva il punto che cambia la storia a metà strada del racconto. Secondo comunicazioni aziendali e dati di settore, Honda sospende la produzione di veicoli a combustione in Cina, spostando il baricentro verso progetti a zero emissioni. Le tempistiche e il perimetro esatto variano tra siti e modelli, ma la direzione è chiara: più EV sulle linee, meno benzina sulla catena. E, per la prima volta, il Giappone vedrà arrivare un SUV elettrico importato dalla Cina con la H sul cofano. Una scelta pragmatica, non simbolica.

Conta per il portafoglio. Produrre un SUV elettrico in Cina oggi significa accedere a una catena di fornitura capillare e a costi che il Giappone fatica a pareggiare. Conta per il tempo. In Cina i cicli si accorciano: un aggiornamento software arriva in settimane, non in semestri. Conta per il mercato interno giapponese, dove i veicoli elettrici puri pesano ancora poco, circa il 2–3% delle vendite nel 2023. Portare un modello competitivo a un prezzo “giusto” può allargare il pubblico oltre i pionieri.

Conta anche per l’identità. “Made in Japan” è più di un’etichetta. Significa controllo, cura, orgoglio. Accettare un “Made in China by Honda” è un salto culturale. Ma il mondo auto, oggi, è un software con ruote e una supply chain lunga quanto una mappa. E le mappe, lo sappiamo, cambiano.

Potrebbe cambiare il prezzo d’ingresso. Un SUV elettrico costruito in Cina può arrivare con un listino più accessibile. Potrebbe cambiare l’esperienza di bordo: infotainment più rapido, aggiornamenti OTA, assistenza alla guida più fresca. Potrebbe cambiare la disponibilità: lotti più frequenti, meno attese. Resta da capire l’autonomia reale in clima giapponese, la densità di ricarica nelle aree rurali e la tenuta del valore dell’usato. Sono domande concrete. Non ci sono ancora risposte definitive su versioni, batterie, tempi di consegna. Honda comunicherà i dettagli modello per modello.

Intanto, in Cina, la transizione interna prosegue. Le linee per i motori a combustione si fermano o si riconvertono. Le risorse si spostano verso piattaforme dedicate all’elettrico. È una scommessa calcolata: dove l’EV vince, impari; dove l’EV fatica, offri qualcosa di meglio, e prima.

È facile leggere questa decisione come un addio. Forse è il contrario. È un modo per restare in conversazione con chi guida oggi. In fondo, guidiamo anche le nostre abitudini. La domanda è semplice e spiazzante: quando vedremo il primo SUV elettrico Honda “fatto in Cina” sotto casa, ci sembrerà straniero o improvvisamente familiare?

Simone Tortoriello

Classe 1996, Giornalista Pubblicista. Amante del calcio, dei motori e dello sport in generale, dopo l’esperienza fallimentare sul prato verde ho avuto maggior fortuna nel “dietro le quinte”. Grande tifoso dell’Inter e della Ferrari, sono cresciuto al momento giusto per godermi il periodo più buio della storia di entrambe.

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