La scena la conosciamo: la lancetta della riserva lampeggia, l’auto si ferma all’area di servizio, il conto si fa a mente prima ancora di impugnare la pistola. Stavolta, però, la stretta alla pancia arriva prima dello scontrino.
Ne abbiamo parlato tra amici, in coda al supermercato, persino al bar: quanto ancora potrà costare un pieno? La risposta, purtroppo, non consola. Dopo mesi in cui la riduzione temporanea delle accise ha tenuto a bada i listini, il rubinetto si chiude. E la pompa lo farà sentire.
Secondo quanto comunicato dal governo, da sabato 4 luglio termina lo sconto sulle accise introdotto in emergenza e prorogato più volte. Una misura pensata per fronteggiare l’impennata del petrolio dovuta alle tensioni internazionali. L’Unione europea ha più volte ricordato che interventi così devono restare straordinari: ora si torna al regime ordinario.
Tradotto in cifre: la riduzione valeva circa 30,5 centesimi al litro (accisa più Iva). Con la sua rimozione, i prezzi dei carburanti sono attesi in salita di quell’ordine di grandezza. Sulle autostrade, dove i listini sono già più alti rispetto alla rete ordinaria, il gasolio rischia di stabilizzarsi oltre i 2 euro al litro; in molti tratti gli operatori segnalano forchette fra 2,05 e 2,15 €/l. Per la benzina, la soglia psicologica dei 2 euro torna a essere la norma nei punti più cari.
Facciamo un esempio concreto. Serbatoio da 50 litri: l’addio allo sconto significa fino a 15 euro in più a rifornimento. Per chi macina chilometri tutti i giorni — pendolari, rappresentanti, autotrasporto leggero — sono 60 euro al mese spuntati dal nulla. E non è solo un problema “nostro”: il carburante alimenta logistica, consegne, trattori. Se sale alla pompa, dopo qualche settimana si vede anche sullo scontrino della spesa. È il classico effetto domino.
Non tutti i numeri, però, sono già scritti. La dinamica dipenderà anche dalle quotazioni internazionali e dai movimenti del cambio. I dati dell’Osservaprezzi carburanti del Mimit, aggiornati quotidianamente, aiutano a farsi un’idea dell’andamento, ma gli scarti tra stazioni restano marcati. In altre parole: il cartello sotto casa potrebbe raccontare una storia diversa dall’area di servizio in autostrada.
Qualche margine c’è. Il “self” costa spesso 10-20 centesimi meno del “servito”. Uscire dall’autostrada e fare il pieno sulla rete ordinaria può far risparmiare fino a 10-12 euro a rifornimento, specie nelle tratte turistiche. Piccole abitudini contano: pressione gomme corretta, velocità costante, niente bagagli inutili sul tetto. Anche scegliere il momento giusto aiuta: molti gestori aggiornano i listini al mattino, monitorare più pompe nel raggio di pochi chilometri fa differenza.
Resta l’amaro in bocca? Sì, ed è comprensibile. Il carburante, in Italia, non è solo un numero sul display: è vacanze rimandate, è la spesa che pesa di più, è la libertà di spostarsi che sembra costare ogni giorno un po’ di più. Ma è anche un termometro del tempo in cui viviamo, tra mercati nervosi e scelte pubbliche complicate. La prossima volta che guarderemo la colonnina superare i 2 euro, ci chiederemo: possiamo cambiare strada, o dobbiamo soltanto imparare a guidare in modo diverso?
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