Stellantis rafforza l’impegno nell’economia circolare: aperto a Casablanca il terzo centro di smontaggio veicoli

Nel cuore di Casablanca, dove il traffico disegna linee irregolari tra porto e medina, c’è un capannone che non parla di fine ma di inizi: qui un’auto a fine vita diventa una risorsa, un pezzo alla volta, come se qualcuno rimettesse il nastro al punto giusto.

C’è un’immagine comoda che abbiamo tutti in testa: l’auto che invecchia, si ferma, sparisce. Invece oggi la storia cambia. L’industria guarda alle vetture come a una miniera urbana. Si smonta, si seleziona, si rimette in circolo. È l’economia circolare fatta di gesti concreti e meno retorica.

In questo giro di boa, Stellantis sta spingendo forte con la sua divisione SUSTAINera. L’idea è semplice: estendere la vita dei componenti, ridurre gli sprechi, tagliare l’uso di materie prime. Non è un discorso astratto. È una strategia industriale che punta ai costi, alla qualità, ai tempi di riparazione. E apre lavoro nuovo, diverso, più specializzato.

Perché conta l’economia circolare dell’auto

Un pezzo recuperato non è un ripiego. È un componente che ha già “visto strada”, testato e selezionato. Un faro, una portiera, un cruscotto: se tornano in gioco, risparmiano energia e denaro. Per chi guida significa riparazioni più accessibili. Per le città vuol dire meno rottami in giro, meno rifiuti in discarica. Per la filiera è più efficienza. Il Marocco, hub automobilistico in crescita nel Nord Africa, si presta bene a questa logica: manodopera qualificata, logistica, sbocchi regionali. Alcuni indicatori ambientali specifici del nuovo polo non sono ancora pubblici: non ci sono dati certi su quante tonnellate di CO2 eviterà ogni anno. Ma la direzione è chiara.

Ed eccoci al punto. A Casablanca ha aperto il primo centro di smontaggio di Stellantis nell’area Africa e Medio Oriente. È il terzo tassello globale dopo Torino e San Paolo. Il sito nasce con un investimento di 1,6 milioni di euro e si estende su 6.000 metri quadrati. Impiega 150 persone tra diretti e indiretti e dichiara una capacità di smontaggio di 10 mila veicoli l’anno.

Cosa succede dentro il centro di Casablanca

Il flusso è ordinato. Arrivano vetture a fine vita da compagnie assicurative, aste e canali specializzati. I tecnici le analizzano. Ogni pezzo viene tracciato. Ciò che si può rimettere in circolo entra nel catalogo dei ricambi rigenerati e usati. Il resto va al riciclo dei materiali, con una separazione accurata delle frazioni. La vendita dei componenti passa anche dalla piattaforma B-Parts, un marketplace pensato per trovare rapidamente il pezzo giusto e ridurre l’attesa in officina.

Immagina un tassista di Casablanca con lo sportello ammaccato. Prima avrebbe cercato per giorni nel giro dei demolitori. Oggi apre il telefono, individua un ricambio originale usato, lo ordina, riparte. Una piccola storia di efficienza quotidiana. E un’officina di quartiere, con un magazzino snello, può dire “sì” a più clienti, più in fretta.

Dentro il sito industriale non c’è l’estetica del rottame. C’è la calma di una linea di lavoro: schede, check, bancali, codici. Dove presenti, le parti sensibili vengono gestite con protocolli dedicati. Non tutto, però, è noto nei dettagli: per esempio, non sono stati diffusi target ufficiali di recupero per tipo di componente. Meglio così che inventare numeri. Ci sarà tempo per misurare.

Il senso di questo nuovo capitolo è tutto qui: dare una seconda vita alle cose senza farla sembrare un favore. È industria, non beneficenza. È business, ma con un’idea di futuro dentro. La prossima volta che la tua auto avrà bisogno di un pezzo, ti chiederai: preferisco il nuovo a tutti i costi o un componente che ha già una storia e che può raccontarne un’altra?